A me tutto sommato Santiago non dispiace. Fanno un buon caffè, i ragazzi per strada cercano di barattare le mie compagne di viaggio per madri, mamme e paia di scarpe, le ragazze ammiccano anche se sono a braccetto della mamma o del ragazzo e la pizza all'aragosta costa meno di un euro.
Per Sara è una città inutile intorno a spiagge brutte. Vedi anche: dove sono le spiagge bianche delle cartoline? A Greta invece la città piace un sacco. Vedi anche: è piena di negri. A Elisabetta la città fa cagare sin dall'inizio e collauda i bagni di ogni locale della città. Vedi anche: diarrea. Non si scherza con l'aria condizionata degli autobus cubani e con l'acqua gialla con i vermi che si bevono i nativi dell'isola.
Non so cosa ci abbia spinto a farci venticinque ore di viaggio in pullman tra andata e ritorno per andare a Santiago. Bernardo ancora non se lo spiega "a Santiago non si va" sentenzia. Forse è stata l'ebrezza di avere un giorno di festa di lunedì. "Weekend lungo? Andiamo a Santiago!" Urlavamo entusiasti.
Invece piove tutto il tempo (sarà la stagione dei cicloni?), la spiaggia, a venti chilometri dalla città, sono grigie e piene di vecchi maniaci italiani con ragazzine cubane (baffute e ciccione), il mare è sporco e pieno d'immondizia, la gente per strada rompe il cazzo a tempo pieno e i monumenti sono cose noiose rivoluzionarie o religiose del calibro del prato dove avevano nascosto le armi prima dell'assalto Fidel e i suoi… (qualcuno ci chiederà con sorpresa perché non siamo andati a vedere questo "prato-museo")
E' così che ci troviamo ad ordinare tutti i piatti della lista del ristorante quando scopriamo che si paga in moneta nazionale (1 peso di moneta nazionale vale meno di 5 cent di euro). Vedi anche: gamberoni alla griglia, pizza con aragosta, cocktail di gamberi, filetto di pesce alla griglia, filetto fritto, risotto di mare con gamberoni, aragosta e pescado vario. Il tutto per 2 euro, vinaccio incluso.
La cameriera è abbastanza indisposta e torna più volte a chiederci se siamo davvero intenzionati a mangiare tutto. Non sa che in realtà ordineremo ancora. I cuochi si affollano dietro la porta della cucina per vedere chi ha ordinato tutta quella roba. In realtà finiremo tutto e rimarremo anche male quando ci dicono che il dolce non c'è. Vedi anche: viviamo nella residenza, non mangiamo da due settimane.
Greta pretende quindi di avere un gelato ed è così che ci mettiamo in coda in quello che deve essere il posto dove fanno il miglior gelato del mondo. Cazzo: c'è meno coda al blue tornado a gardaland!
A Sara, giustamente viene il dubbio che non possano avere gelato per tutti, specie perché la gente non ordina coni ma secchielli e convince (senza troppo sforzo) Elisabetta, finalmente tornata di un colore umano superata la peste marrone, ad andare a comprare dei biscotti. Le incarico di portarmi un paio di birre per non perdermi l'ebrezza della coda.
Un'ora dopo saremo ancora in coda e giustamente il gelato "se acabò" (è finito). La gente, nemmeno troppo sconvolta si disperde per le strade, quasi soddisfatta di aver dato comunque un senso alla serata avendo fatto anche due ore di coda. Ci sediamo quindi a discutere dell'università su una cordiale panchina bagnata, dove ci riprendono più volte perché non siamo seduti in modo decoroso: mai mettere i piedi su dove ci si siede, foss'anche la strada, si sporca!
A un certo punto un negro (tanto per suscitare già un po' di odio per questa persona, anche se funzionerà solo per i razzisti) ci si avvicina e inizia a rompere il cazzo come gli altri negri di Santiago che rompono il cazzo, ma ormai non ci facciamo più caso, visto che sono tre giorni che rompicazzo (non solo negri, va detto per spezzare una lancia in loro favore) rompono il cazzo. Se n'è accorta anche la lonely planet della gente rompicazzo, giuro, non siamo noi fissati o perseguitati.
Dopo venti minuti che ci osserva e ci studia, il negro, decide di entrare in azione. Afferra il portafoglio di Elisabetta e inizia a correre come un bastardo. Greta subito dietro, scalza, inizia a corrergli dietro. Iniziamo a urlare policia, fermate il bastardo, a fischiare e a correre, anche se la cosa ci ha preso del tutto di sorpresa e un po' rimaniamo interdetti. Fermiamo un tipo in moto per cercare di trovare il negro visto che corre come un bastardo e già lo abbiamo perso. E' così che mi trovo su una moto dell'anteguerra (non tanto perché abbiamo fermato uno sfigato, ma perché le moto qua sono tutte super vecchie) a girare per il quartiere alla ricerca del tipo. Invano.
Chiamiamo la polizia che arriva dopo cinque minuti. Ci dividiamo in due macchine e iniziamo a correre come pazzi per le strade fermando negri a caso. Vedi anche: a Santiago è pieno di negri.
A un certo punto però la macchina dove siamo si ferma. Siamo arrivati? E dove? perché ci siamo fermati?
"Cazzo di stronzi" fa uno dei due tutori dell'ordine "mai una volta che ce la lascino con un po' di benzina". L'altro scende e apre il cofano alla ricerca di chissà cosa. In realtà abbiamo anche le ruote dietro dentro a un fosso dove non usciremo tanto facilmente.
Dopo due minuti i due gendarmi convincono due ragazzine sedute su un gradino li vicino ad aver visto qualcosa di sospetto in cambio, credo, di prestazioni sessuali. Giusto per essere un po' tutti protagonisti in qualcosa che ci sembra già abbastanza surreale. Arrivano anche gli altri che schizzano (per quanto una macchina della polizia cubana possa schizzare) nella direzione indicata dalle troie.
All'arrivo di un camion che minaccia di ridurre in poltiglia la macchina decidiamo di spostarla. E' così che mi trovo con in mano il parafango della macchina della polizia, per spostarla a lato della strada per far passare il camion.
A un certo punto tornano anche gli altri e dopo un rabboco di benzina volante decidono di portarci in commissariato a farci rilasciare una denuncia.
Ad attenderci dentro il commissariato c'è il capo della baracca (negro) sdraiato su una sedia sopra una specie di altare a forma di recepito. Greta, inizialmente attratta dal mastodontico capo della policia, gli confessa subito che gli fa paura, quando le dicono di sfogarsi pure su di lui per scaricare la tensione.
A questo punto i poliziotti cercano di sedurre a giro tutte le ragazze con tecniche più o meno interessanti, dallo sguardo languido alla multa. A un certo punto spariscono tutti per un'ora e ci mettiamo quindi nella sala d'attesa (nonché atrio e ufficio denunce) aspettando che succeda qualcosa. Ci immaginiamo che possa succedere anche qualcosa visto che le sedie sono disposte tipo cinema solo da una parte della stanza, mentre dall'altra non c'è nulla, ma non arrivano né cabarettisti né musicanti. Non succede nulla per un'ora buona insomma.
Quando tornano i poliziotti decidono di farci fare deposizioni separate, per controllare le nostre versioni. Vanno per prima Sara ed Elisabetta e passa almeno un'altra ora, intanto che Greta collezione multe per appestamento dell'ambiente (per via delle scarpe che si è tolta) e per mangiare caramelle di metallo. Vedi anche: piercing sulla lingua.
Quando è il nostro turno di deporre capiamo il perché di tanta attesa. A prendere le deposizioni sono in due, uno con la macchina da scrivere, l'altro a mano… Ci chiediamo chi diavolo glielo faccia fare visto che sono ormai le 2 di domenica notte e il giorno seguente è festa. Cose mai viste in italia.
Ma il surreale si raggiunge solo quando, una volte accompagnate a casa Sara ed Elisabetta dai gendarmi, decidono di portarci al "laboratorio" per ricostruire il volto dell'assassino. Ovviamente però per andare nel "laboratorio" c'è bisogno anche dello "specialista" che giustamente al telefono non risponde. "non c'è problema" ci rassicurano "sappiamo dove abita". Insomma, lo stiamo andando a prendere a casa.
Greta nel tragitto mi chiede di pizzicarla e schiaffeggiarla perché non crede che stia succedendo davvero. E invece è proprio così. Altri venti minuti ad aspettare che lo "specialista" si faccia la doccia e partiamo.
Il "laboratorio" è in realtà una casa normalissima con una stanza con un paio di computer. Quello speciale ha anche Photoshop installato. Lo specialista scopriamo essere uno che sa usare Photoshop. Greta, la super testimone, si spara un'ora buona di specialista a scegliere negri e pezzi di negri per comporre il profilo del criminale. Io aspetto nella sala d'attesa dove c'è una specie di discovery channel cubano alla tv, insieme al nostro autista che però dopo 10 minuti si addormenta su una sedia. Passano 40 minuti prima che cada dalla sedia di faccia e vada a sdraiarsi in macchina.
L'altro tipo, uno di quelli che prendeva le deposizioni a mano, a un certo punto esce e mi confessa "ma come cazzo fa a distinguere tra tutti quei negri?" riflette ancora un po' "cazzo, i negri sono tutti uguali". Non riesco a dargli torto.
Dopo due ore di laboratorio ce ne risaliamo in macchina con il profilo del criminale stampato in una trentina di miniature su un a4 con una stampante dalla cartuccia evidentemente finita (tanto che non sembra manco più negro), svegliamo l'autista e ci assicuriamo che le portiere siano chiuse e le teniamo per evitare che si stacchino durante il tragitto. Anche se il tragitto in realtà dura solo dieci metri. Vedi anche: la macchina non riparte più.
Passiamo dieci minuti a scongiurare di non farcela a piedi finchè per grazia la macchina riparte. Arriviamo a casa giusto mezz'ora prima che suoni la sveglia per andare a prendere il bus per tornare a casa. Elisabetta e Sara in realtà non riusciranno però a prendere il nostro stesso bus perché nel portafolio rubato c'era anche un foglio importantissimo che diceva che loro potevano prendere autobus dei cubani e non quelli truffa per turisti.
Scopriremo poi che in qualche modo prenderanno quello dopo, anche se con un metodo non propriamente convenzionale che non gli permetterà mai più di tornare a Santiago.
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