"E' inutile che provi ad entrare, tanto non ti aprono".
E' così che il primo vecchio, triste e bavoso e vecchio mi accoglie al consolato. Ma non mi lascio convincere per così poco.
L'entrata non è delle più credibili, il consolato cubano a milano infatti si trova all'interno di una palazzina degna di un qualsiasi libro di kafka, al quinto piano per la precisione. La porta la si sgama subito qual è, non tanto per la targhetta, ma per la fila di persone fuori.
"E' da mezz'ora che siamo qua, ma nessuno ci apre." iniziano a dire quelle all'inizio della fila, quando a un certo punto la porta si apre, ma solo per far uscire un altro paio di persone che schiacciate all'interno hanno deciso di "uscire un secondo a prendere un po' d'aria in coda".
Dovevo sospettarlo che non sarebbe stato facile da quando ingenuamente avevo pensato che sarebbe bastata una telefonata.
Telefonare al consolato non è una cosa facile, ti risponde sempre una voce automatica in italiano e in spagnolo. In spagnolo ti dice che il consolato è aperto la mattina dalle 9 alle 12. In italiano dice invece di chiamare tra le 16 e le 17 (stessa frase automatica anche chiamando a quest'ora) o in alternativa mandare un fax con nome e numero per essere richiamati. Si, ho mandato anche il fax. E' per questo che ora sono al consolato, era evidente non mi avrebbero mai contattato loro. Bastardi.
A un certo punto, dalla porta escono delle persone, questa volta per davvero e non hanno intenzione di rientrarci a breve, insomma, riusciamo e superare il primo livello della coda. Il secondo ostacolo è costituito da una persona dalla dubbia età, intelligenza e reattività. Vedi anche: è sordo.
Lui è l'addetto a scremare quelli che non parlano spagnolo, ma è evidente che sia in difficoltà in questo compito, non sentendo un cazzo. Intanto si sente già della musica di sottofondo provenire dalla stanza accanto. Lui è anche l'addetto a scegliere se darti il biglietto rosa o il biglietto bianco. Il biglietto rosa è per le code lente, quello bianco per quelle ancora più lente.
In qualche modo riesco ad estorcergli delle informazioni preziose: i visti ci sono, qualcuno di loro li ha visti, bisogna solo ritrovarli. Insomma, vinco un biglietto rosa e mi accomodo nella "sala 'attesa".
La sala d'attesa è l'altra stanza accessibile al pubblico all'interno di questo appartamento che sembra tutto tranne che un consolato. Sarà complice anche il televisore e lo stereo che mandano a tutto volume musica caraibica. E guai a incodarsi se la canzone è bella eh!
Ho il numero 39 e sono arrivati al 12, da 2 ore. Mi raseIn realtà non è facile capire a che numero si sia arrivati, perché non ci sono segnali, ne comunicazioni ufficiali. Sembrano esserci delle code alternative che se ne fregano dei biglietti rosa e bianchi.
Nella sala ci sono ragazze cubane, vecchi italiani con ragazze cubane e ragazze cubane ormai non più tanto ragazze, ma ancora cubane. Inizio a parlare con qualcuno, anche se sarebbe meglio dire che sono costretto a parlare con chiunque visto che li nessuno si fa i cazzi propri e che comunque, dobbiamo aspettare, no? tanto vale parlare almeno.
A un certo punto, come il miglior imprevisto del monopoli appare nella sala un giovane sbarbato e baldanzoso.
"Ciao a tutti, sono il console" ci comunica felice "e ho una buona notizia da darvi.".
"Da oggi potete evitare di venire sempre in consolato perché non rispondiamo al telefono, da oggi potete mandarci una mail!" dice, ancora più sorridente brandendo un foglio con scritta sopra una mai.
Risate collettive.
"No davvero, mi impegnerò io stesso a rispondere a tutte le mail!"
Insomma, si ride ancora. Anche se poi in molti approfittano del fatto che il console sia uscito allo scoperto per tempestarlo di domande, richieste e raccomandazioni. Qualcuno gli affida direttamente un pacco da portare a cuba.
Insomma, dopo solo due ore che sono in questa bella famiglia cubana arrivo a uno sportello dove mi dicono che in realtà avrei dovuto portare anche il passaporto, che ovviamente mi sono dimenticato a casa. Diventiamo comunque amici e mi confida il segreto del consolato: la prossima volta basta presentarsi direttamente allo sportello per evitare la coda.
In realtà scoprirò che dice così a tutti e che poi fanno un po' quello che gli pare.
In questo fantastico posto fatato ci tornerò poi con gretta e avremo maggiore successo. Vedi anche: abbiamo i visti.
Uscendo dalla palazzina però riusciamo ad incontrare delle persone deliziose. Sono due ragazze e un bambino e ci accolgono sull'ascensore, abbracciandoci.
"Meno male che siete arrivati, magari con voi riusciamo a uscire!". Si, sono rimaste bloccate in ascensore.
Con discrezione premiamo quindi "T" sperando di uscire al piano terra. In realtà "T" vuol dire seminterrato. Finiamo nel seminterrato, per la disperazione delle ragazze, che li c'erano già state un paio di volte dacché erano salite sull'ascensore.
"Per arrivare al piano terra devi premere 6!" a un certo punto iniziano ad urlare.
Io e Greta ci guardiamo un po' interdetti. E' evidente che non possa essere vero. Ma nonostante questo premiamo 6 e arriviamo al piano terra! Solo però perché qualcuno al piano terra aveva chiamato l'ascensore! Le nostre amiche ci confessano che era successo così anche prima, ma che poi erano state lente a scendere ed erano state richiamate al sesto, dove siamo saliti noi!
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