Il programma di questo fin de semana è ancora una volta mare. Possibilmente evitando di fare dodici ore di bus per arrivare in una spiaggia merdosa, grigia e sporca (vedi anche: non andate mai a Siboney). E' così che tentiamo Cayo Coco, dopo la lezione sulle spiagge bianche con acqua cristallina che Virginia (la prof di spagnolo) ha fatto a Sara e Betti (dopo che aveva saputo che eravamo stati a Siboney).
Decisa la Destinazione non ci rimane che vedere come arrivarci, che in genere è la parte più difficile di tutte, soprattutto se non ci si vuole arrendere all'idea di viaggiare con Viazul (la compagnia truffa per turisti) o in taxi (che di base sono una truffa di per se).
A prendere parte alla gita siamo i soliti sette nani dopo l'incidente in miniera: io, Gre, Sara e Betti mentre i piani per raggiungere l'obbiettivo sono molteplici e contemplano differenti difficoltà. L'idea più "facile" è andare a Cayo Coco e tornare, la "intermedia" comprende una prima tappa a un carnevale (che chiamano così anche se la gente non si veste e a parte bere e le giostre non c'è molto altro, ma che tutto sommato "è di strada"), mentre quella "difficile" comprende carnevale, Cayo e Trinidad (che in tutto questo non è per nulla di strada), per non farsi mancare nulla.
Il problema in tutto questo, come ogni volta a Cuba, è spostarsi. Vedi anche: un bus diretto non esiste e in realtà scopriremo poi i cubani non possono proprio andarci a Cayo Coco.
Ci convincono in qualche modo ad andare a Ciego de Avila, da cui poi "è un attimo" arrivare al Cayo, anche se mamma Lonly ci suggeriva di puntare Moron e ogni persona lucida con davanti una cartina non ci avrebbe pensato due volte ad andare subito a Moron. Insomma, decidiamo di andare a Ciego e decidiamo di andarci in uaua (come chiamano i bus qua) risparmiandoci per sto giro dei fantastici camion (mezzi di fortuna senza finestre, senza posti a sedere e a volte senza tetto che giustamente dal nome sono dei camion, dove per dei prezzi ridicoli ci stipano più della gente che potrebbe starci) che pure vanno in quella direzione.
Visto però che come sempre decidiamo all'ultimo di muoverci non abbiamo nessuna prenotazione e quindi dobbiamo affidarci alle liste de espera (d'attesa), il che vuol dire sveglia alle 5 per scrivere i nostri nomi sulla lista e aspettare che ci sia posto sul primo bus per la nostra destinazione. Il problema è che di bus ce ne sono solo due al giorno ed entrambi presto la mattina e ovviamente un sacco di gente che vuole prenderli. Riusciamo spingendo, urlando e corrompendo (vedi anche: metodo classico) a prendere il secondo ed ultimo bus della giornata quando ormai sono le 8.
Ci addormentiamo avvolti in asciugamani visto che sui bus a Cuba ci sono sempre 10 gradi tra le risate causate da un'improbabile serie di annunci radiofonici dove si tenta di vendere tra le altre cose uno stereo quasi funzionante, un paio di scarpe "di marca" e un pezzo di finestra. E per contattare queste persone viene lasciato l'indirizzo di casa!
A Ciego arriviamo alle 11 quando ormai tutti gli autobus della giornata sono partiti. Ci si prospettano quindi diverse possibilità: pagare un taxi, prendere un treno della morte (3 ore per 30 km) per Moron (che giustamente è dove ci consigliano di andare) e da li fare botella (l'autostop), oppure ancora passare la notte a Ciego e prendere una uaua o un camion per la mattina seguente, anche se questo vuol dire poi tornare a casa non prima di lunedì in giornata.
Ci dividiamo in due gruppi per andare a mangiare quando scopriamo che c'è sempre la possibilità di andare al carnevale, ma che per arrivarci dobbiamo tornare un po' indietro e per tornare non c'è manco una lista d'attesa scritta ma bisogna aspettare direttamente nel salone d'attesa (e il bus è dopo 5 ore). Così Sara trascina Betti per hotel (tutti gli hotel di Ciego per la precisione) cercando eventuali escursioni che ci potrebbero portare a prezzi ragionevoli al Cayo, dove bisogna andare a tutti i costi, l'ha detto Virginia!
Io e Gre presi dal grande senso di responsabilità che ci contraddistingue decidiamo che non vogliamo perdere un giorno di lavoro e rielaboriamo il piano C: carnevale e Trinidad, saltando il Cayo.
Decidiamo così di dividerci e iniziamo già a caricarci per il carnevale, anche se in realtà è stato abbastanza un viaggio nel tempo più che un carnevale: al nostro arrivo ad attenderci nel paesello c'erano un'infinità di giostre spinte a mano dove dei bambini urlavano come dei pazzi, bancarelle piene di ogni tipo di cibo (per quanto si possa parlare di "ogni tipo" di cibo a Cuba), giocattoli (ovviamente usati), carretti trainati da caprette e biciclette con rotelle (un lusso che pochi bambini potevano permettersi). Scopriamo presto che i camion sotto cui si affolla la gente servono birra "dispensata" (noi diremmo alla spina) per un prezzo ridicolo: una "doppia lattina" a 3 pesos (12 cents). E quando dico doppia lattina intendo due lattina usate incastrate una sopra l'altra che vendono dei simpatici signori (che le recuperano per strada e nelle pattumiere) per 5 pesos. Ne prendiamo uno io e uno Gre e iniziamo a bere. Sono le 4 di pomeriggio.
Le strade straripano di gente e l'allegria, la birra e il rum sono ovunque. C'è anche della musica qua e la ed è proprio qua e la che andiamo, cercando di evitare le persone che cadono di faccia per strada e quelli che aprono "pizzerie" improvvisate: a cuba per fare una pizzeria basta un bidone con dei "ripiani" e della brace. Ed era proprio uno di questi bidoni che stavano scaricando da delle scale.
Ci ricordiamo solo ora che a Jatibonico (che è il paese del carnevale, nonché il posto dove ci troviamo ora) abita Yanet, la nostra amica arrizzacazzi della residenza e scrocchiamo così una telefonata bussando a una casa a caso per chiamarla, anche se era ovvio che a casa non ci sarebbe stata e sarebbe troppo facile se i cubani avessero i telefoni cellulari. Niente di fatto insomma.
A un certo punto, vagando seguendo luci suoni e colori, incontriamo dei volti famigliari (più famigliari a Greta che a me, che non me li ricordo proprio), pare conosciuti a una qualche festa. Sono Yaser e il suo amico negro con la faccia simpatica (non che Yaser non sia negro eh) e ci presentano delle loro amiche tra cui spicca per simpatica Laureen. Vedi anche: le altre non ci cagano proprio, troie.
Ci aggreghiamo a loro e continuiamo a bere, anche se in realtà non abbiamo ancora smesso da quando abbiamo scoperto le birre a 3 pesos. Ci troviamo in una bolgia a ballare dove incontriamo gente a caso dell'uni e improbabili ragazze evidentemente sovrappeso e moleste. Sono le 7.
Ci troviamo in qualche modo invitati a cena a casa di Laureen, dove stanno a dormire i negri ed è li che stiamo andando. Per arrivarci però dobbiamo attraversare un paio di campi, di rotaie e un paio di case (si, proprio dentro delle case), ma quando arriviamo i suoi genitori sono felici di vederci e si sbattono non poco per preparaci qualcosa da mangiare mentre noi cerchiamo di lavarci, anche se Laureen a casa non ha l'acqua corrente e bisogna bagnarsi con l'acqua che c'è dentro dei secchi.
Mangiamo anche fin troppo, ma non ce la sentiamo di avanzare nulla, motivo per cui il padre di Laureen si sente contento e decide di offrirci del rum da bere insieme a lui.
Una volta pronti e imbellettati (anche se in realtà io e Gre avevamo solo costumi dietro) facciamo per uscire quando ecco le raccomandazioni del padre: "mi raccomando, non bevete troppo" e ci rifila una boccia da un litro e mezzo di whisky. I negri lo rincuorano, "non preoccuparti" gli dicono, "non beviamo ne più ne meno di quanto ci hai dato", anche se era evidente che mentivano.
A questo punto non ci rimane che recuperare le amiche di Laureen (tra cui scopriamo esserci anche Yanet) e andare al Karaoke (una discoteca dove in realtà non fanno mai karaoke). Arrivate fuori di casa di una delle amiche dove si erano ritrovate già le altre due Laureen ce le presenta, Sandra la puerca (la porca) e Silvia la timida, per ovvi motivi ci spiega. L'altra amica si sta ancora preparando, così abbiamo tempo di inaugurare il whisky, anche se il solo odore di alcool sveglia lo zio dell'amica che stiamo aspettando. Lo zio mi prende in simpatia e decide che sua nipote può essere mia quando voglio, che la loro casa è come casa mia, di andare quando voglio a trovarli. E giù rum.
A questo punto sono abbastanza sbronzo e ogni tanto mi concedo anche di saltare il giro di whisky, mentre ci dirigiamo alla festa, dove quando arriviamo, in un modo o nell'altro, il whisky è finito.
Alla festa troviamo anche Yanet e questo vuol dire ballare, ballare e ballare. E balliamo. Greta è particolarmente scatenata ed apprezzata nella pista. Sandra la puerca in realtà è una delusione, pare sia con un tipo noioso (oltre che super vecchio), mentre la timida e Laureen mi regalano grosse soddisfazioni incastrandomi tra di loro in balli umidi, sudati e ammiccanti.
Ridendo, scherzando e tra gente che si riversa birre in testa "per rinfrescarsi" si fanno le 3 e il karaoke fa per chiudere, quando io e Greta, in evidente stato comatoso dopo la sveglia presto, i vari spostamenti e attese, speriamo di andare in una casa qualsiasi. Invece ci convincono che sono solo le 3 che la festa va avanti. E sia.
Andiamo così per strada seguendo la folla e la musica. Mangiamo pizze e beviamo ancora birra e rum da bicchieri che qualcuno continua a passarci in mano. Anche se siamo cotti e ubriachi ci rendiamo conto però che è tutto il giorno che stiamo ascoltando sempre le solite 20 canzoni, e che palle, ma pare che ai cubani non freghi un cazzo. Pappara americano.
Quando sono ormai le 5 ci ritroviamo semi morti seduti su un marciapiede, in compagnia di simpatici ragazzi che provano tuffi dal marciapiede, di altri collassati e sdraiati per terra che disturbano però una signora che esce di casa per chiedere che venissero spostati di qualche metro lontano dalla sua porta, di Pescadooooo che convince a continuare a dirgli "pescadooo mi fotto tua madre!" per la sua gioia, di altri personaggi più o meno probabili.
Sono le 6 quando riusciamo a convincere Laureen a tornare verso casa sua quando però per le strade c'è ancora un sacco di gente, di musica e la festa non da segni di voler concludersi.
Una volta riattraversati i vari campi, rotaie e case necessari per arrivare a casa sua decidiamo di andarcene a prendere un camion per tornare a Sancti Spiritus, da cui vorremo poi cercare un altro camion per Trinidad, anche se Yaser continuava a dircelo che non ce l'avremmo fatta, che era meglio se ci fossimo fermati a dormire li.
Ci troviamo così a dormire sotto un albero in attesa del camion, insieme a un sacco di altri spostati della festa che cercano in qualche modo di tornare a casa. Dopo un'oretta di sonno mi sveglio e non vedo più Greta. Cazzo, l'hanno portata via, penso.
Vado a vedere che c'è un sacco di gente che si affolla vicino a un simil bus, c'è anche Greta. Qualche genio a questo punto urlerà "cazzo, fate salire gli stranieri" ho già detto che è un genio questo? "che idea si faranno se no di Cuba, cazzo". E saliamo. Genio.
Una volta a Sancti Spiritus però sarà troppo tardi per andare da qualsiasi parte e andremo finalmente a dormire, fino a cena.
Sara e Betti torneranno il giorno dopo, abbronzate e con il sorriso sulla faccia. Vedi anche: ce l'hanno fatta ad arrivata al Cayo. Grandi. Ma sarà più divertente come ci torneranno la settimana dopo.
DADE
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